Titoli nobiliari e Ordini Cavallereschi
Molteplici le storie e genealogie familiari a carattere monografico.
Il primo titolo nobiliare, diffusosi in età barbarica, il conte, ebbe origine dalla figura del "comes", o compagno dell'imperatore. Il visconte, proprio delle istituzioni dei franchi, fino al sec. X si limitò al vicariato del conte. Il marchese ebbe funzioni definite come amministratore di un territorio di confine (marca) e più tardi come capo di più contee. Nel sec. VI nell'Italia bizantina e longobarda il duca era un ufficiale con funzioni civili e militari; nel periodo franco il duca scomparve, sostituito dal conte, per ricomparire alla fine del sec. XIV come titolo nobiliare. Nobile (senza titolo specifico), cavaliere (ereditario), barone, che indicava in origine i più importanti tra i feudatari, con il crollo del sistema feudale si ridusse a titolo onorario senza rapporto con quello che era stato precedentemente.
Gli ordini monarchici o dinastici sono ordini cavallereschi legati alla persona del sovrano. Tra quelli fondati nel tardo medioevo (quattordicesimo e quindicesimo secolo) ci sono:
Ordine di San Giorgio, fondato da Carlo I d'Ungheria nel 1325
Ordine della Giarrettiera, fondato da Edoardo III d'Inghilterra nel 1348
Ordine Supremo della Santissima Annunziata, fondata da Amedeo VI di Savoia nel 1362.
Ordine dell'Ermellino, fondato da Giovanni V, duca di Bretagna nel 1381, fu il primo ordine ad accettare le donne
Ordine dell'Arcolaio, fondato dalla regina Margherita moglie di Carlo III re di Napoli, durante il regno di suo figlio Ladislao, fu il primo ordine italiano ad accettare le donne.
Ordine del Drago, fondato in 1408 da Sigismondo d'Ungheria
Ordine del Toson d'Oro, fondato dal duca Filippo III di Borgogna nel 1430
Ordine di San Michele, fondato da Luigi XI di Francia nel 1469
I falsi ordini erano delle creazioni che seguivano la moda cavalleresca per il divertimento dei principi. Erano senza statuti e privi di un numero prefissato di membri: Ordre de la Cosse de Genêt fondato da Carlo VI di Francia nel 1388, Ordine del Porcospino, creato da Luigi d'Orléans nel 1394, Ordine della Colomba, Castiglia, 1390, Ordine della Scala di Castiglia, ca. 1430
Gli ordini cristiani sono ordini istituiti con bolle papali o patriarcali, solitamente hanno carattere internazionale e sono quindi riconosciuti in tutto il mondo civilizzato. Sono retti da Principi Gran Maestri a cui sono delegati i poteri di attribuzione di titoli nobiliari, registrati con atto notarile, a coloro i quali per meriti e condotta se ne siano resi degni.
I titoli sono riconosciuti ufficialmente nelle nazioni ove sia presente una forma di governo monarchico (Regno Unito, Principato di Monaco, Spagna) e riconosciuti anche da nazioni come per esempio la Francia. Gli Ordini hanno finalità benefiche ed evangeliche.
Tra gli Ordini di Rango e Nobilitazione della Santa Sede nei secoli, la Milizia Aurata o Speron d'Oro ha fatto funzione di titolo di rango e nobilitazione fino al 1841, unico conferimento della Santa Sede a riconoscere nobiltà gentilizia e a concedere nobiltà ereditaria, nonché, con analogo valore, sostituito dall'Ordine Piano e in particolare dal Cavalierato di Prima Classe, poi di Gran Croce, fondato da Pio IX e anch'esso denobilitato da Pio XII nel 1939.
Ordini post medievali
Ordine di Santo Stefano Papa e Martire (1561)
Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1573) nato dalla fusione dell'Ordine Cavalleresco e Religioso di san Maurizio e dell'Ordine per l'Assistenza ai Lebbrosi di san Lazzaro
Ordine dello Spirito Santo (1578)
Ordine del Cordone Giallo (1580)
Dott.ssa Melinda Miceli critico d'arte
APPROFONDIMENTI
L'uso del capo barbaro di circondarsi di fedeli, già testimoniato da Tacito, aveva avuto un chiaro sviluppo nell'età merovingia, quando intorno alla figura del re s'era formato un gruppo di guerrieri scelti (trustis) che gli prestava il servizio militare e che per questo si collocava su un piano più alto nella scala sociale: chi feriva o uccideva uno di loro pagava un indennizzo, il guidrigildo, triplo rispetto al normale. Gli elementi del rapporto feudale presero forma già quando i guerrieri della trustis cominciarono a ricevere dal re non soltanto protezione ma anche beni in cambio del loro servizio armato. Prima della nascita dei regni romano-barbarici (circa nel VI sec. d.C.) un sistema molto simile a quello feudale fu istituito in Danimarca che era abitata da un popolo vichingo che darà, successivamente, il proprio nome a una regione nel nord-ovest della Francia, i Normanni. A seguito di questa recente scoperta alcuni storici attribuiscono la nascita della "rete vassalla" a questi ultimi. Tra IX e X secolo l'Europa, che aveva conosciuto un momento di prosperità durante la nascita dell'impero carolingio, era presto ripiombata nell'insicurezza e nella difficoltà indotta dalla mancanza di un potere centrale, causata da una vera e propria destrutturazione dell'organizzazione regia carolingia, senza garanzia della salvaguardia dei cittadini, il tutto aggravato dalle nuove incursioni di Normanni, Saraceni e Ungari che istituirono il sistema nei territori conquistati.
In questo contesto nacque "dal basso" la richiesta di nuove strutture di potere che andassero a colmare spontaneamente quei vuoti di potere deferiti dalla lontana monarchia imperiale. Ne nacque così il fenomeno dell'incastellamento,[con la costruzione di insediamenti fortificati da cinte murarie, dove era presente la dimora del signore locale ("mastio", "cassero" o torre), i magazzini delle derrate alimentari, degli strumenti di lavoro e delle armi, le abitazioni del personale e, attorno ad esso, le varie unità insediative e produttive. Le persone che gravitavano attorno al castello erano tutte legate da precisi rapporti di dipendenza al signore. La "castellania" era la circoscrizione attorno al castello, che si inquadrava a sua volta in unità giuridiche più vaste. Almeno in via teorica esisteva un sistema gerarchico piramidale che si ricollegava ai pubblici ufficiali che possedevano una signoria (duchi, marchesi e conti), che a loro volta dipendevano dal sovrano. Nella pratica sopravviveva anche la libertà personale e la proprietà privata diretta (l'"allodio"), anche se i liberi proprietari erano spesso portati a rinunciare al loro stato di rischiosa libertà in cambio di protezione.
Nell'847 il capitolare di Meerssen invitava gli uomini liberi a scegliersi un capo tra gli uomini più potenti del territorio e mettersi sotto la sua protezione; e nel X secolo anche una norma del diritto anglosassone sanciva che l'uomo privo di un signore, se la famiglia non lo riconosceva come suo membro, era equiparato ad un fuorilegge. Questo provvedimento va inquadrato anche nel progetto di smilitarizzazione dei ceti più bassi. Nel mondo germanico infatti l'uomo libero era sinonimo di guerriero, per cui il diritto di possedere le armi, anche tra i più semplici contadini, era sinonimo di libertà e di rango. Con l'affinamento delle tecniche militari si procedette alla smilitarizzazione dei liberi di più bassa estrazione, obbligandoli a porsi sotto la protezione (e il controllo) dei seniores.
Il lento processo rivoluzionario volto alla sostituzione delle antiche franchigie feudali con un nuovo regime monarchico di stampo assolutistico era stato innescato anche nelle successive decadi per impulso del ministro e reggente Bernardo Tanucci. Con la celebre prammatica XXIX denominata “de administratione universitatum” del 23 febbraio 1792 promulgata dal Re Ferdinando IV di Napoli fu regolata, per la prima volta, la questione delle ripartizioni dei demanii e fu introdotto de facto, l’affrancamento delle servitù civiche. Seguì la legge eversiva della feudalità del 2 agosto 1806 del governo di Giuseppe Bonaparte (“la feudalità con tutte le attribuzioni resta abolita. Tutte le giurisdizioni sinora baronali, e i proventi qualunque che vi siano stati annessi sono reintegrati alla sovranità, dalla quale saranno inseparabili”). Abrogò interamente la legislazione antecedente sulla feudalità nei soli territori del regno di Napoli (il Re Giuseppe Bonaparte rivendicava formalmente anche la sovranità politica sulla Sicilia controllata dagli anglo – borbonici), accrescendo da un lato la potestà dello stato sulla società e il monopolio della sovranità politica del Regno a danno dei diritti conculcati del ceto baronale e aristocratico e, dall’altra, contribuendo a parcellizzare e a frammentare le vaste proprietà terriere. Il provvedimento proseguì con la legge del primo settembre del 1806 e con il decreto reale del 3 dicembre 1808, attraverso il quale, si affidava agli intendenti di ciascuna provincia del regno il compito di determinare i diritti riconosciuti degli antichi baroni. Per risolvere, infine, i contenziosi tra le popolazioni e gli aristocratici il Re Giuseppe Bonaparte istituì uno speciale organismo che chiamò da subito commissione feudale (di cui diventerà responsabile David Winspeare nel 1808) con i compito di ridimere i “contrasti di ogni natura tra le università e i baroni”.

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